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Improvvisare

ardega belotti extraordinary

Erano anni che volevo fare un corso di improvvisazione teatrale. Dopo aver sposato Nancy, ho scoperto che anche lei voleva farlo e così ci siamo decisi.

È stata un’esperienza bellissima che infatti voglio continuare. Il corso è ben organizzato e ben gestito, Robi l’istruttore, è molto bravo come del resto tutti i suoi colleghi.

A parte il vero divertimento, è quello che impari la cosa più bella. Di fatto sembra tutta PNL applicata, non a caso – a torto, ho pensato che sarebbe stato facile per me. Di fatto, è stato bello proprio perché, nonostante sapessi questi principi, ho dovuto ricordarli e imparare ad applicarli nuovamente.

Se non sai cosa sia l’improvvisazione teatrale, te la spiego in poche parole. Si tratta di inventarsi al momento una storia e di rappresentarla davanti al pubblico. La storia è stimolata proprio da qualcuno dell’audience che decide un titolo e uno stile. Gli “attori” fanno tutto sul momento, sapendo di essere sia parte di una squadra, sia in competizione con l’altra squadra, tutto sotto la guida di un arbitro.

Serve immaginazione, flessibilità, voglia di mettersi in gioco, cooperazione e tante altre cose. Una bella metafora di vita.

Fai parte di una squadra che deve gareggiare collaborando (e non contro) un’altra. Devi metterci del tuo, ma lasciando spazio. Se qualcuno sbaglia, chiunque deve impegnarsi a rimediare. L’arbitro ha sempre ragione e il pubblico deve divertirsi.

Al corso impari alcune cose. Tra cui anche questi principi di base, che chi conosce la PNL dovrebbe già conoscere e applicare bene. 

Sì, e…

Quando esci sul palco, hai la tua idea in mente. Hai almeno un inizio di storia, chi sei tu, e cosa succederà. Ti serve per iniziare. Ma non sei solo.

Il tuo compagno/avversario ne ha un’altra e tu non sai quale sia. Non c’è un copione e non vi siete parlati. Non tutto va come tu avevi in mente e, quando succede, devi allinearti.

In PNL lo chiamiamo ricalco. Anche sul palco devi accettare quello che viene. Accetti e utilizzi. Eviti avversativi, prendi quello che arriva e fai del tuo meglio per integrarlo nella storia. Avevi un’altra idea? La cambi. Non ti piace l’idea esposta? Ti adatti. Come nella vita anche nell’improvvisazione, tu non devi sempre fare il protagonista.

L’importante è divertire il pubblico, e più aiuti gli altri sul palco più tutto scorrerà e sarà più bello.

Specifico e sicuro.

In scena devi essere sicuro. Se non sai qualcosa devi fare finta di saperla. Forse uno degli altri attori parlerà di argomenti che conosci poco, o devi interpretare un ruolo che nella realtà non conosci. Bene, fallo senza esitazioni.

Il pubblico, come la vita, ti vuole presente al 100%. Non puoi essere titubante o poco convincente.

Se nella storia sei un pilota d’aereo, non puoi indicare uno strumento senza chiamarlo per nome. In scena tutto deve avere un senso. Tutto quello che è stato creato deve avere un utilizzo, altrimenti che senso avrebbe averlo creato?

Tutti sono importanti.

Nell’improvvisazione chi è troppo protagonista non va bene. Tutti gli attori sul palco devono essere coinvolti e tutti sono importanti. Forse chi fa l’albero può rendere la storia più memorabile di chi fa il Re, esattamente come nella vita.

Dall’errore nascono le cose più belle.

È quando qualcuno fa qualcosa di “sbagliato” che nascono le scene più divertenti. Se tutto fila liscio, se la storia non ha problemi, intoppi o stranezze sarà poco interessante. Come la vita di alcuni.

Il pubblico deve poterti seguire.

Fai cose strane, insolite ma non fare cose complicate, volgari o offensive. Il pubblico vuole divertirsi. Deve capire, deve poterti e volerti seguire.

L’arbitro ha sempre ragione.

Fischierà falli che tu non condividi. Farà commenti che non ti piacciono. Prendi e porta a casa.

Agisci.

Parla poco e mettiti in movimento. Robi lo ripete ad ogni lezione, se parli troppo il pubblico si annoia, muoviti, fai, agisci!

Arrenditi.

Alla storia, alle regole del gioco, a quello che succede. Fai la tua parte e segui il flusso. Quando non sai cosa fare, fai la prima cosa che ti viene, sarà sempre meglio che non fare nulla.

Metti da parte l’ego. Mettiti al servizio della cosa più importante: creare una bella storia per divertire il pubblico. Se ci riuscirete tornerà, e il teatro sarà sempre pieno.

Ho appena iniziato, spero di riuscire a continuare, c’è tanto da imparare e tanto da divertirsi. Due cose belle della vita.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

Il coraggio di essere gentili con sé stessi

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Se anche tu come me hai letto, ascoltato e frequentato tanta formazione di crescita personale, sei sicuramente diventato molto bravo a essere severo con te stesso.

Tony Robbins dice “if you can’t, you must!”, cioè “se non riesci, devi!’’.

Bello, motivante e anche un po’ stressante.

Non mi permetterei mai di contraddire il grande Robbins, anzi. Vorrei solo assicurarmi che capiamo tutto il suo messaggio e non solo questa parte. Lo stesso Robbins, come tutti gli altri grandi infatti, ci insegna anche ad essere gentili con noi stessi, quando serve ed è opportuno.

In questi giorni, qui a San Francisco, leggevo un articolo sul problema della droga. Il consumo di cocaina, farmaci antidolorifici e persino eroina nella bella California è in grande aumento, e sai dove? In Silicon Valley!

Non ci credevo, nella valle delle aziende più all’avanguardia, nel paradiso del successo, i manager e dirigenti abusano di droghe. La settimana di 80 ore di lavoro, carica di stress e pressioni, è troppo anche per loro. Non si possono permettere nessun errore, nessun momento di debolezza, nessun pianto… e il sistema uomo non ce la fa. Allora, o scoppia o trova valvole di sfogo. Purtroppo nel loro caso si tratta di droghe molto pesanti.

Non va bene.

Avere aspettative alte per sé stessi è importante, funziona. Sapersi criticare è necessario. Ma esagerare, come in tutte le cose, è distruttivo e noi cattolici dovremmo saperlo. Il “mea culpa” ininterrotto non crea persone molto felici.

La dottoressa Neff, professoressa al dipartimento di Psicologia dell’università del Texas, ospite anche a TED, dice che l’autocritica serve a dare un senso di sicurezza e controllo, ma è solo un’illusione.

Ecco perché ci vuole più coraggio ad essere gentili con sé stessi, che ad essere severi.

Certo, dobbiamo superare alcuni falsi miti come:

  • Essere gentili con sé stessi è da egoisti. Io dico: come posso essere gentile con gli altri se non lo sono con me stesso? Per dare qualcosa ad altri devi prima averlo.
  • Essere gentile con te stesso abbasserà il tuo standard. Vero, se lo fai troppo e quando non serve. Nello stesso tempo a volte è utile. Quando sono scomparsi i miei genitori (entrambi nell’arco di poco tempo), mi sono dato lo spazio di essere fragile e debole. Mi è servito per crescere e superare un momento per me difficile.
  • La critica ti fa crescere. Vero, solo se è anche accompagnata anche dal complimento. Criticare e basta serve a poco. Dovremmo essere critici, con noi stessi e con gli altri, con la stessa intensità e precisione con la quale notiamo cosa è fatto bene. La scienza l’ha dimostrato in molti modi, purtroppo pochi insegnanti e poche persone applicano questa regola.
  • Essere gentili con sé stessi è da deboli. Penso sia vero il contrario, come del resto sostengono in molti come Nancy o Brenè Brown. È molto più facile fare il duro sempre, piuttosto che darsi l’opportunità di essere fragili, gentili e deboli. Dare a sé stessi il permesso di essere deboli è da persone forti.

Quindi, cosa puoi fare per essere più gentile con te stesso?

  1. Concediti questo spazio quando arriva, ammetti il momento difficile, il dolore… o quello che stai passando. Ignorarlo serve a poco, nonostante, forse, ti hanno insegnato altro. Accogli il momento, dai a te stesso e alle tue emozioni il tempo che serve; non di più e non di meno. Apprezza il momento, e fai tesoro del suo messaggio.
  2. Trattalo da amico e consigliere. Invece di ignorarlo o rifiutarlo, vedilo come un amico che ti dice qualcosa, seppur scomodo. È curioso, siamo spesso più gentili e pazienti con gli altri che con noi stessi.
  3. Ricordati che sei umano; e che spesso chi è più umano, lo è grazie alla sua capacità di soffrire e sentire le emozioni. È impossibile selezionarle per sentire solo quelle “belle”. O le senti tutte o nessuna. Essere umani è una bella cosa, i più grandi di sempre lo sono stati, e lo saranno.
  4. Vivi il momento sapendo che passerà. Tutto passa, le cose belle ma anche brutte. È la vita ed è un bene che sia così.

In questi giorni piovosi di un’estate strana, come il momento storico che viviamo, fatti il regalo più grande: sii gentile con te stesso.

Se mi conosci anche solo un po’, sai che sono un grande promotore dell’impegno, del dare il massimo, del non mollare, dell’avere standard alti e tutto il resto.

Questo vale anche per l’essere umani, con i nostri punti deboli, difetti e momenti difficili. Da vivere, da apprezzare, da cui imparare…

Prenditi una pausa dall’illusione di perfezione. Fai vacanza dall’autocritica. Concediti un intervallo dalla competizione.

Tra pochi giorni o settimane riprende la corsa. Meglio essere riposati e pronti.

Buon agosto che sembra novembre.

Love on ya!

Claudio

 

 

 

 

Perché mi piacciono le Dinamiche a Spirale

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Molti mi chiedono come mai mi sono così appassionato con le DaS. Chi mi conosce, non mi ha mai visto così pieno di carica, nemmeno per la PNL.

Come forse sai, per me tutto è iniziato grazie a Tony Robbins, ancora una volta…

Ho scoperto la PNL grazie a lui e anche le DaS. Queste ultime mi hanno dato una risposta alla domanda che mi faccio da quando sono piccolo: “perché le persone fanno quello che fanno?”

In PNL non si chiede “perché?”, cioè lo si fa ma in quella metodica vogliamo capire “come”, per modellare quello che funziona e modificare quello che non funziona. Se/quando chiedi “perché?”, lo fai per capire i motivi da cui nasce la motiv-azione. Infatti vai a livelli più profondi (convinzioni, valori e così via) per capire cosa c’è dietro, esattamente quello che fanno le Dinamiche a Spirale.

Tony Robbins si definisce il “why guy”. L’uomo che scopre il “perché” dei comportamenti per poter aiutare le persone a fare meglio. Nulla di nuovo, nelle religioni succede da migliaia di anni.

Nonostante abbia sentito questo concetto per decenni, per qualche ragione mi sfuggiva. Negli ultimi anni però ha risuonato in me.

Il “perché” è alla base di tutto.

Dopo aver capito questo, ho iniziato anche io a partire dalle motivazioni e da lì è nato il mio metodo, l’one hand coaching.

Contestualmente notavo che molti partivano da lì. Come quando compri un’auto e vedi che ce ne sono in giro tante, mi accorgevo di non essere l’unico. Simon Sinek, speaker a Ted e al prossimo WOBI, ci ha persino scritto un libro.

Ecco la ragione per la quale mi piacciono così tanto le DaS. Mi hanno dato una risposta a quella domanda, una domanda che mi sono sempre posto sin dai primi anni di vita:

“perché le persone fanno quello che fanno?”.

È stata la domanda che mi ha spinto a studiare e formarmi fino a conoscere prima Robbins, poi la PNL , tutto il resto incluso le Dinamiche a Spirale.

Certo, lo so, ci sono altre metodiche. Il mondo, grazie a Dio, è ricco di risorse. Da persona semplice e pratica quale sono, adoro le DaS. Mi danno strumenti utili che funzionano. Come Coach non posso riempirmi la bocca di ragionamenti complessi, devo riempire il mio cv di risultati concreti.

Non solo, come essere umano, riesco a capire cosa mi spinge a fare quello che faccio così posso motivarmi quando mi manca la spinta, e soprattutto, capire come cambiare le cose che faccio ma non mi piacciono.

Tu sai perché fai quello che fai?

Io ti consiglio di investire un po’ per scoprirlo. Ne vale la pena.

Se ci pensi, tutte le persone straordinarie sono tali grazie allo scopo che hanno, non agli obiettivi. Lo scopo è alla base della forza che parte dalla loro anima e cuore. Gli obiettivi sono solo i modi per servire (cioè essere al servizio di) lo scopo.

Chi ha solo obiettivi, ma non ha uno scopo, vive di spinta, quella motivazione che ti consuma nel tempo. Chi ha scopo vive attratto, verso… una forza che ti dà energia e vita.

Con le Dinamiche a Spirale ho scoperto un modo per capire velocemente cosa motiva le persone. Nel mio lavoro è determinante saperlo fare.

Non so che lavoro fai tu ma sicuramente ti servirebbe capire cosa spinge il comportamento delle persone attorno a te.

Ancora di più, ti servirebbe sapere cosa spinge te? Lo sai?

Scoprilo. Con le DaS, il Coaching, la religione, lo Yoga, la Meditazione, i Boy Scout o quello che vuoi.

È della tua vita che stiamo parlando. Direi che è importante.

Buona settimana di Pasqua, che sia una settimana di rinascita e riscoperta.

Claudio

 

P.S. Se vuoi sapere di più sulle DaS puoi leggere il mio ebook introduttivo (anche in versione audio) o il libro di riferimento che ho avuto l’onore di scrivere con i due “guru” che saranno a Milano per i corsi certificati.

 

 

 

Felicità e scopo nella vita

felicità scopo claudio belotti

Il grande Viktor Frankl, psichiatra sopravvissuto all’Olocausto, disse tempo fa, che la vita diventa inaccettabile non per circostanze ma per la mancanza di scopo.

Considerato che, ritengo che il primo passo nel Coaching sia la definizione dello scopo e non degli obiettivi, sono d’accordo.

Molti ritengono che la felicità derivi dall’avere uno scopo bene definito e di vivere la propria vita allineata a esso. Io da tempo, ripeto che chi ha uno scopo ben definito ha una forza straordinaria che gli permette di andare oltre le difficoltà, anche quelle estreme come quelle vissute da Viktor Frankl.

Altri pensano che scopo e felicità siano legati tra loro. Se vivi il tuo scopo sei felice, altrimenti no. E’ poi vero?

Quando stavo scrivendo il mio ultimo libro, “prendi in mano la Tua felicità” dove spiego il mio metodo di Coaching (l’one hand coaching), mi sono imbattuto in molte ricerche ed esperti che dicevano la stessa cosa.

Lo scopo è alla base di tutto. Robbins lavora sul “perché” fai quello che fai da sempre, così fanno gli esperti di Dinamiche a Spirale, recentemente Simon Sinek (ospite al Word Business Forum di quest’anno), ha puntualizzato il concetto nel mondo del business.

Contestualmente ci sono state moltissime ricerche sulla felicità, alcune le ho riportate nell’audiolibro “come ritrovare la Tua felicità”. Tra queste la più famosa di Seligman e l’ultima di Achor ricercatore ad Harvard.

Tutto questo materiale ci conferma che la felicità è davvero correlata allo scopo e alla capacità di dare significato alle cose che accadono.

Nello stesso tempo, altre ricerche dimostrano che non è sempre così. In un articolo pubblicato dal Prof. Roy Baumeister (con il suo team della Florida University), sul Journal of Positive Psychology  e ripreso dal Dr. Daisy Grewal di UCLA sul Scientific American, si evince una piccola ma sostanziale differenza tra una vita felice e una vita di scopo.

La felicità secondo il loro studio non sempre porta a vivere il proprio scopo. Non a caso tutti, anche tu ed io, abbiamo molti momenti felici che sono fine a se stessi. Spesso la felicità è più presente quando le cose vanno bene, abbiamo momenti facili, liberi… anche senza uno scopo e questo ci fa sentire bene.

Avere un senso nella vita in queste situazioni sembra essere superfluo. Se sei in un bel posto, in buona compagnia e ti godi il momento, non ti serve molto altro.

Lo stesso vale per il denaro. Come spiego spesso, le ricerche ci dicono che non sono i soldi che guadagni a darti più o meno felicità, ma come li spendi. Come li usi può aumentare la tua felicità ma, come confermato dagli studi internazionali di Shigehiro Oishi (University fo Virgina) e di Ed Diener (soprannominato il Dottor Felicità), i soldi non danno più significato o senso di scopo alla tua vita.

Di fatto è vero il contrario. Chi è povero tende a dare un senso funzionale alle cose e uno scopo alla propria esistenza. Chi ha problemi da risolvere, ha più bisogno di scopo che di denaro o felicità. Non a caso gli studiosi dicono che con i soldi puoi comprare la felicità ma non una vita di significato.

Una cosa chiara è che le relazioni sono alla base della felicità e anche di una vita di significato (o scopo). Lo dimostrano tutte le ricerche fatte fino ad oggi e lo conferma il tuo e mio buon senso.

Morale? Considerato che nella vita non va sempre tutto bene, soprattutto ultimamente, io mi porto a casa questo messaggio:

“per essere felice basta poco, per andare oltre le difficoltà serve avere uno scopo di vita”.

Il segreto forse sta proprio in quello. Godere dei momenti facili e saper crescere in quelli difficili. I ricercatori suggeriscono che la felicità arriva quando hai quello che vuoi, mentre il significato più alto (lo scopo), viene quando sei costretto a dover gestire quello che non vuoi.

Gli stessi ricercatori ammettono che, tutto l’interesse di questi anni verso la felicità sia probabilmente motivato dal fatto che abbiamo sempre di meno di ciò che vorremmo e sempre più problemi e sfide, di cui faremmo volentieri a meno.

Se mi conosci sai che sono convinto che entrambi le cose siano necessarie. Ho conosciuto troppe persone che avevano tutto; erano felici nel momento, ma vuote nella vita. D’altro canto, ho conosciuto anche tante persone che hanno avuto una vita ricca di significato ma povera di felicità.

Dico una cosa scontata ma da dire: “meglio avere entrambe”.

Quindi: godi dei momenti felici e crea uno scopo per gestire le difficoltà,  riempiendo la tua esistenza di significato.

Buona settimana.

Claudio

 

 

Decidere (sapevi che deriva da recidere?)

claudio belotti decidere extraordinary

L’anno sta per finire, siamo all’ultimo rush finale, ci saranno le feste e via con il 2014.

Mangerai, passerai tempo con in tuoi cari, forse andrai in vacanza. A capodanno forse farai qualche promessa a te stesso, e forse per un po’ cercherai di mantenerla.

Il nuovo anno inizierà e, come sempre, scorrerà velocemente. Prima che tu ti abitui a scrivere il nuovo numero nelle date passeranno le settimane e ti ritroverai a dire: “il tempo è volato”.

Non possiamo farci nulla, il tempo passa, spesso velocemente e, se non fai qualcosa di buono, non torna indietro.

Devi decidere. Devi farlo tu. Nessuno può farlo per te.

Chi ti può aiutare, può farlo solo dopo che tu hai deciso. Devi decidere, decidi qualcosa grande o piccola, ma fallo, soprattutto decidi davvero, recidi, taglia fuori altre possibilità.

L’italiano medio fa la stessa promessa di fine anno per 2/3 anni poi non la fa più, non perché raggiunge il risultato, ma perché si rassegna. Che tristezza!

Decidi, decidi qualcosa e portalo a casa.

Potrebbe essere una decisione riguardo la salute, il lavoro, la vita privata, qualsiasi cosa che migliori la tua vita… basta che porti a casa il risultato.

Leggere libri, ascoltare audiolibri, frequentare corsi… non serve. Nulla ti servirà se prima non decidi. Vuoi la prova?

Il mondo è pieno di persone che non hanno le competenze, ma hanno deciso e hanno la vita che meritano. Chi non decide purtroppo, anche se ha le competenze, non ha ciò che si merita.

Non è una questione di intelligenza, capacità e nemmeno risorse. Chi decide e agisce crea. Tutto qui. Lo so sembra semplice e banale. Infatti lo è, ma pochi lo fanno.

C’è chi sogna, c’è chi parla e c’è chi decide e fa.

Questi sono tempi difficili, fanno paura perché nessuno ha la soluzione e i problemi sono sempre più difficili da risolvere. Io non so dove sarò tra vent’anni, ma ti posso assicurare che le mie decisioni le ho prese e che ne prenderò altre.

Prima che finisca l’anno, prendi qualche decisione che migliori la tua vita. Anche solo una se poi porti a casa il risultato.

Non sognare, non parlare, decidi e fai. È così che i sogni si avverano.

Buon fine 2013.

Claudio

P.S. Vuoi iniziare l’anno con nuovi strumenti? Puoi farlo con me facendo persino un regalo a un amico. I corsi: “Obiettivi!”, “Introduzione alle Dinamiche a Spirale” e “Basi di PNL” di gennaio e febbraio sono in promozione 2×1, cioè paga uno ma venite in due. Per saperne di più clicca qui

Papaveri e Disney

Monet - i papaveri claudio belotti extraordinary

La settimana scorsa per il decimo anno della nostra Martina, siamo andati nella bellissima Parigi, con tappa a Eurodisney. Sono stati cinque giorni straordinari, indimenticabili.

Aver visto tempo fa Disneyland a Los Angeles e Disney World a Orlando ha reso, per noi adulti, la visita al parco europeo meno magica. Il commento che mi viene in mente è tanto Euro e poco Disney. Gli euro chiesti all’ingresso, infatti, sono tanti e quindi ti aspetti, e vuoi, il meglio.

Il meglio c’è, trovi attrazioni fantastiche tenute perfettamente. È lo spirito Disney che, rispetto ai parchi americani, manca un po’.

Come Nancy mi faceva notare, le risorse umane lì vengono chiamate “casting”, sì perché a Disney tu non fai un lavoro, interpreti un ruolo. Non sei Maria vestita da Biancaneve, sei Biancaneve. Non sei Mario che fa il cameriere in uno dei ristoranti, sei un Cameriere di Disney che rende il pasto speciale e magico.

Tutto questo è evidente, e lo senti sempre, a Los Angeles e a Orlando, a Parigi purtroppo manca un po’.

Potresti pensare che sono viziato, e forse lo sono, ma per pagare più del triplo di quello che pago a Gardaland, voglio essere viziato. Sono disposto a pagare ma ne deve valere la pena.

Abbiamo speso un sacco di soldi in souvenirs di ogni genere che valgono però il prezzo. Un pupazzo di Woody, che, come dalla foto che Nancy ha messo su Facebook, mi somiglia un po’, costa 25 euro, ma se lo guardi bene, è davvero ben fatto. Li vale.

Il prezzo dell’ingresso al parco lo spendi perché sai che tutte le attrazioni sono super. Anche solo lo spettacolo di fine giornata vale i soldi spesi.

Immagina di vedere venti minuti di video Disney proiettati sul castello del parco da una distanza di 80 metri circa. Il tutto, con uno sfondo di fuochi d’artificio e un fronte di fontane colorate. Venti minuti di spettacolo, tutto sincronizzato a ritmo di musica. Una cosa così incredibile che non potrei mai spiegarti per iscritto e nemmeno a voce.

Quindi, mi chiederai, qual è il tuo messaggio?

Il mio messaggio è che Disney è, non a caso, straordinaria. Detto questo, non sono solo le attrazioni e lo spettacolo a renderla tale, sono le persone a fare la vera differenza.

Noi ci ricorderemo per sempre le emozioni e il divertimento, ci ricorderemo anche i modi del cameriere del diner dove abbiamo pranzato e della cassiera di uno dei negozi, che non erano proprio “Disney style”.

So che non è facile dimenticare i problemi che hai, o forse il mal di testa, per interpretare il cameriere Disney tutti i giorni, me ne rendo conto. Ecco perché in aziende come quella, in molti lasciano velocemente.

Ancora più difficile, è mantenere lo standard di qualità che hanno solo poche aziende come Disney.

Ho citato Woody, il personaggio di Toy Story, perché è famosissimo. Della nuova generazione quel film è il più importante. Lo è sia per gli incassi sia per aver cambiato la storia dell’animazione. E sai grazie a cosa? Grazie a un gruppo di persone che non si sono mai accontentate. Se hai visto il film “Pixar Story” sai di cosa sto parlando.

Il mondo corre sempre più velocemente. La tua vita scorre alla stessa velocità. La concorrenza è altissima e il margine di errore concesso sempre più basso.

Morale, devi alzare i tuoi standard. Non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Negli altri giorni abbiamo visitato la città e ovviamente anche musei.

Nella mia beata ignoranza mi sono perso in alcuni dipinti… ignoranza perché conosco troppo poco l’arte, so cosa mi piace ma non sono un esperto.

Tra i tanti uno dove mi sono letteralmente smarrito è stato “i papaveri” di Monet. L’ho guardato per un’eternità…

È un dipinto del 1873, esposto lì e ammirato da anni. Monet, come altri, è ricordato e rispettato perché ha dato tanto. Lo fa ancora nonostante il tempo. Certo paragonare Monet a Toy Story è rischioso, ma lo voglio fare.

Straordinario è oltre l’ordinario. Fuori dalla norma. Lo sono i film Disney e Pixar, lo sono le grandi opere.

Uscito dal museo, continuavo a pensare a quanto ci voglia poco ad essere mediocri e a quanto impegno ci vuole a non esserlo.

La sera del compleanno di Martina, siamo usciti a cena in città a Parigi. La manager del ristorante è stata piuttosto scorbutica, un tipico esempio di stereotipo parigino. Il cameriere che ci ha seguito tutta sera è stato spettacolare. Ovviamente ha meritato una bella mancia e un posto nei nostri ricordi.

Sicuramente, la manager aveva le sue buone ragioni, ma sinceramente a me, non importa. Penso che la vita sia un po’ così. Tutti abbiamo buone ragioni per fare male, ma a nessuno importano.

Quello che conta, è cosa lasci.

Puoi lasciare il tuo Woody, i tuoi papaveri oppure anche una cosa banale. Dipende da te.

E secondo me si è divertito di più il cameriere, i produttori della Pixar e persino Monet.

Alza i tuoi standard, non di quello che chiedi ma di quello che offri.

Claudio

Formazione, cavalli e “guru”

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Cercare di migliorare se stessi affidandosi esclusivamente ad altri è un po’ come imparare ad andare a cavallo senza avere coscienza di quello che si fa. Un conto è seguire i consigli di chi è più esperto, che potremmo paragonarlo a imparare ad andare a cavallo usando un po’ di coscienza, un altro è affidarsi ciecamente a qualcuno (nella formazione o a cavallo) senza nessun senso critico.

Se ricordo bene in oriente ti dicono che dovresti seguire un maestro (cioè uno da cui puoi imparare, che viene chiamato “guru”) se:

–       dice cose che lui stesso fa, o almeno cerca di fare.

–       dice cose che hanno un senso per te.

–       dice cose che hanno un’applicazione pratica, cioè funzionano.

A volte se cerchi di imparare, a cavallo come nella vita, vai troppo veloce e cadi. Oppure vai troppo lentamente e cadi. Altre, sei fermo e comunque cadi…

Di fatto l’unica cosa da fare è accettare che, a cavallo e nella vita, a volte si cade. Cadono tutti a volte, fa parte del gioco e non serve a nulla demoralizzarsi. Serve imparare e crescere, affidandosi sì ad altri ma usando la propria testa.

Gli americani dicono che non importa quante volte cadi, è più importante quanto velocemente ti alzi. Può sembrare una frase fatta, un’americanata, ma se ci pensi è vera.

Nella mia esperienza chi ha cercato di migliorare se stesso facendo corsi o altro affidandosi ciecamente a un “guru” ha passato una o più di queste fasi.

La prima: cadi dal pony, ci ridi sopra e risali.

È quello che accade all’inizio. Sei così entusiasta e gasato che qualsiasi cosa accada non ti perdi d’animo. Il “guru” ti ha caricato per bene e nulla ti può fermare, sei convinto e non metti in dubbio nulla.

La seconda: cadi da cavallo, dici un paio di parolacce e risali in qualche modo. Vuoi andare avanti è una questione di orgoglio.

Ormai non sei più un pivello, non è la motivazione né la carica del “guru” che ti motiva, sei tu che sei risoluto, sei un guerriero e nulla ti può fermare. Troverai sempre un modo, chi non ti capisce non capisce e basta. Non dai retta a nessuno che cerca di dirti di lasciar stare.

La terza: ricadi da cavallo e ti fai un po’ male. A questo punto prendi il fazzoletto e ti asciughi le ferite. Forse un tuo compagno di viaggio ti aiuta e ti rimotiva. Se serve prendi un analgesico per non sentire il dolore ma, se puoi, fai a meno visto che sei un duro. Appena possibile risali.

Inizi ad avere qualche dubbio. Ti chiedi perché stai ancora cadendo e soprattutto se anche gli altri cadono. Il “guru” sembra non cadere mai, o forse lo fa di nascosto. Ma i dubbi li scacci, se ci riescono altri ad andare a cavallo pensi che lo possa fare anche tu. E infatti continui.

Quarta: cadi ancora e ti fai male. Non accetti aiuti da nessuno, quando arrivano i soccorsi racconti, con orgoglio, quante volte sei già caduto e ti sei rialzato più forte di prima.

In questa fase inizi a creare la tua storia. Cambiare per te è difficile ma hai ottime ragioni per non farlo velocemente. Sei un progetto difficile per chiunque, anche per il tuo “guru”. Sai però che ce la farà (o ce la farai, o farete) e sarà una bella soddisfazione. Nello stesso tempo però ti sei dimenticato della maggior parte delle cose che ti hanno insegnato e hai paura di poter tornare alle vecchie, e cattive, abitudini. I vecchi amici non aspettano altro per dimostrarti che avevano ragione loro e che facevi bene a rimanere come eri.

E arriva la fase cinque: ricaduta dal cavallo. Questa volta perdi conoscenza. Quando arrivano i soccorsi ti lasci curare, fai il filo all’infermiera o infermiere… e aspetti che il medico ti dica che puoi rialzarti.

Incominci a chiederti se stai buttando via il tuo tempo e i tuoi soldi. Forse i tuoi vecchi amici avevano ragione, stai facendo la fine di quel tizio manipolato da quella setta che gli ha fatto perdere tutto. La frustrazione verso te stesso “che non capivi” diventa rabbia verso il mondo che non va. Pensi che sono tutti degli stronzi, solo poche persone, come il tuo “guru” sono buone, il resto è merda. Oppure cambi il “guru”, ne cerchi e trovi uno migliore di questo.

Fase sei, ricadi e non trovi nulla di divertente in chi ti prende in giro. Incominci a pensare che hanno sbagliato a darti il cavallo o che devi ricambiare guru.

Non pensi per un attimo che forse dovresti fidarti un po’ più di te e un po’ meno di loro. Non ti accorgi che non sei cresciuto, non sei evoluto. Sei cambiato sì, ma non sei meglio.

Fase sette. Cadi ancora ma grazie a tutti gli antidolorifici, le protesi e tutto il resto non senti nulla. Sei diventato un umanoide mezzo finto e mezzo vero e nulla ti ferma. Non capisci più gli umani che sono così deboli e primitivi. I vecchi amici sono un ricordo lontano. Sei felice perché non ti accorgi che non sei tu a pensare. La coscienza (o consapevolezza) che già usavi poco è stata sostituita da un software che ti dice cosa fare e quando.

Poi c’è chi, come me, prima della settima fase capisce. Alcuni, che sono più svegli di me, non entrano nemmeno in questo meccanismo. Si avvicinano al mondo della crescita personale (e del cavallo) con coscienza e consapevolezza. Prendono i trainers, i “guru” per esperti e nulla di più. Capiscono che le metodiche sono strumenti e nulla di più. Cadono imparano, e si rialzano migliori di prima perché capiscono e invece di cambiare e basta crescono, si evolvono. Si allontanano da chi cerca di disinstallare la loro consapevolezza per programmare le loro idee. Sanno che togliere convinzioni di altri per metterne altre, sempre altrui, non è il modo per essere soddisfatti, per essere felici.

Gli umanoidi guardano queste persone con distacco. Non li capiscono, come potrebbero. Il loro bisogno di sicurezza è troppo dominante e il loro “guru ri-programmatore” dona a loro quello che cercano, sicurezze.

Crescere ed evolversi è difficile, faticoso e soprattutto è un processo senza fine. I cavalli come la vita non fanno sempre quello che ti aspetti. Ecco perché è meglio crescere così sei pronto. Non solo, cavalcare anche male ma a modo tuo è sempre stato più divertente che cavalcare bene nel modo di qualcun altro.

Credi in te stesso, ascolta gli esperti, impara dai “guru” ma segui il tuo percorso. La meta è molto più bella di qualsiasi altro sentiero altri vogliono per te.

Buona settimana.

Claudio